Arnaut Daniel 29.15 Dompna ges Bernartz non s’atilh

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Arnaut Daniel 29.15 Dompna ges Bernartz non s’atilh

gai saber laetăque scĭentĭa – lectĭō tropatōrum intertextolŏgică

edizione critica della cobla conclusiva secondo il codice H – traduzione filologica (it. lat.) – commento – esegesi – appendice (1) discussione (2) antologia di testi paralleli.

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Published

Creative Commons Attribution 3.0 License

Version 6

Last edited: 14-Jun-2009

Exported: 2-Apr-2012

Original URL: http://knol.google.com/k/-/-/1hhybvxwaj2h2/4

EDIZIONE CRITICA (codice H)

46 Dompna ges Bernartz non s’atilh
47 del corn cornar ses gran dosilh
48 ab que•l seire trauc e•l penilh
49 pois poiria cornar ses perilh.

Donna: Bernardo non si dia cura/ di cornare/trombare il corno senza una grossa cannella / con cui perforare il sedere e il pettignone / poi potrà cornare/trombare senza pericolo.

H 41 Dompna ges bernartz non satrail / del corn cornar degran dosil / ab qel seir traig del penil / pois porria cornar ses peril (tornada aggiunta da una seconda mano!)

C 115 Bernartz de cornes uos estrilh / al corn cornar ses gran dozilh / ab que trauc la penel pentilh / pueys poira cornar ses perilh.

R 82 Bernart de cornes uos estril / del corn cornar ses gran doisilh / ab qel trauc la penel pentilh / e pueis poira cornar ses perilh.

46 s’ atil de] correggo in satil de ‘´ivece di satrail de (contaminazione di satil de / sestrill a [=CR])

s’atilhar de] solo due riscontri nel trobar occitanico, ambedue in Marcabru (!) di cui uno nel ipotesto di Arnaut: ne prende in prestito le parole-rima isilh, s’atilh, rovilh e dozilh

Marcabru PC 29321 Bel m’es quan la fuelha ufana

7 Quecx auzels quez a votz sana
8 de chantar s’atil

Ogni uccello che ha voce sana / si da cura di cantare

Marcabru PC 293 Lo vers comens quan vei del fau/

19 Avoleza porta la clau
20 e geta Proeza en issilh
21 greu pairejaran mais igau
22 paire ni filh
23 que non aug dir fors en Peitau
24 qu’om s’en atilh.

Bassezza porta la chiave / e getta in esilio Prodezza: / difficilmente patrizzeranno uguali / padre e figlio / ché non sento dire, fuorché in Poitou, che qualcuno se ne dia cura.

49 Marcabrus ditz que no•il en cau
50 qui quer ben lo vers al foill
51 que no•i pot hom trobar a frau
52 mot de roill
53 intrar pot hom de lonc jornau
54 en breu doill.

Marcabru dice che non gliene importa / se qualcuno frugha il vers col frugone: / ché non vi si può trovare (introdotta) di frode (=contrabbando) / parola rugginosa: entrare si può con lungo (lavoro) giornale / in breve cannella.

47 ses gran dosil] correggo in ‘ses’ [=CR] la svista ‘de’

48 ab qe•l seire trauc e•l penil] ab qel seir traig del penil (-1) correggo in ‘seire’ la svista ‘seir’ [causa della ipometria],coreggo in ‘trauc’ la svista ‘traig’, corrego in ‘el penil’ [=CR) la svista ‘del penil’. Cf. Eusebi ‘Arnaut Daniel’ 1984, p. 9: “H, che dàtutta la ‘tornada’ in una scrittura più chiara, forse d’altra mano, al v. 48 ha una lezione che non dà sensa e mancante di una sillaba.”

49 porria] correggo in ‘poiria’ [=CR] la svista ‘porria’

nota bene

lat. cornu è l’instrumento curvo (occ. redond = cul) alla differenza di bucina

Il termino technico enologico occitanico ‘dozilh’ (dal latino tardo ‘duciculus’), usato da Marcabru e riusato da Arnaut Daniel, è un tubo in legno otturato da uno zipolo, che si inserisce nella parte inferiore di una botte [= foro di spillatura] o di un tino per spillarne il vino. La sua forma e mutatis mutandis la sua funzione sono quelle di un membro virile (pisciare il vino). Di qui il senso osceno nella tornada di Marcabru e nel Gargantua di Rabelais.

seire] s.m hapax nel trobar = it. sedere s.m. ] cf.

1 se|dé|re v.intr. e tr. [lat. classico sĕdēre → lat. tardivo sedere → sezer/seire → sèire]
FO 1a v.intr. (essere) stare con le natiche su un appoggio, tenendo il busto eretto o poco inclinato e le gambe più o meno ripiegate:

2 se|dé|re s.m. [occ. seire → sèire – hapax daneliano nel trobar occitanico]
1 AD parte posteriore del corpo corrispondente ai glutei su cui ci si appoggia per stare seduti: sono caduto col s. per terra

latino volgare

Domina, Bernhardus non se attilliet
cornu cornare sine grandi duciculo
quo traucet sedere(m) et pectiniculu(m)
post potest cornare sine periculo.

latino colto

Dŏmĭna! Bernhardus nōn cūret
cornu inflāre sine grandi ĕpistŏmĭō
quō pertundat culum et pĕctinem
deinde licet inflāre impūnĕ.

hypo-logos (‘ipotesto’): Catullo 23.11 pertundo tunicamque palliumque [perforo tunica e pallio; lo stesso senso osceno]

CONCLUSIONE ANATOMICO-EROTICA

Ecco il consiglio di Arnaut: per evitare di farsi scompisciare mentre si mette a cornare/trombare direttamente l’orribile corno/culo di Donna Aima, Bernardo si dovrebbe munire d’una grossa cannella con cui traforare il sedere e il pettignone prima di servirsene come strumento da fiato.

discussione aperta

cf. les commentaires postés sur ce blog le 27 et 29 mai 2009 [L’articolo dozilh…]

Arjuna de Riquer ha detto

vivant sequentes!

***

Anne-Sophie Mater ha detto

En tant qu’Occitane et petite fille d’un vigneron et d’un tonnelier (parlon plan l’occitan, al contrari de ieu) je ne peux que confirmer tes trouvailles (trobadas).

Bonne chance

Cordialement

Anne-Sophie Mater

***

Joern Gruber ha detto

Chère Anne-Sophie

ton commentaire m’a fait énormement de plaisir: je m’attendais pas à des réaction de la part de non-membres de l’AIEO. Tant mieux, vu que ceux-ci ne semblent guère s’intéresser vraiment au troubadours, à part quelques élu(e)s [I pocchissimi eletti):

stultorum numerus est infinitus.

à bientôt

Jörn

***

Lucia La ha detto

Carissimo

mi faccio subito viva con alcune osservazioni. Tu interpreti seire come ‘sedere’ dando per scontato che anche in lingua d’oc, come in italiano, il verbo sostantivato possa significare ‘deretano’. Questo a me non pare affatto certo, e occorrebbe almeno un riscontro. Per di più non è possibile perforare allo stesso tempo il seire e il penilh. Dunque non tutto è risolto. E il semplice atto di perforare avrebbe scarsa relazione con tutta la descrizione precedente della mefitica palude.

Dal momento che l’intero sirventese arnaldiano ruota intorno al tema dei fetidi miasmi emananti dal corn (ossia dal ‘bassofondo’ della dama, comprensivo di derrière e di con), è probabile che qui si inviti il cornador anzitutto a ‘tappare’ (riprenderei in considerazione l’ipotesi ser cong. da serrar, sarrar, che forse butti via con troppa disinvoltura) il trauc maleodorante … più strategico. Il dozil è una cannella con sistema (più o meno rudimentale) di apertura/chiusura, quindi funge anche da ‘tappo’ rispetto al trauc (come qualsiasi rubinetto – che non a caso in toscano è ‘cannella’ – rispetto al tubo). La metafora della cannella si rivela particolarmente arguta, perché, mentre tappa il buco, il dozilh-pene (mi chiedo se pen, di solito riferito a pena ‘grasso di maiale’, non sia invece una glossa, da PENIS, pertinente per l’appunto al dozilh e penetrata erroneamente nel testo: quello che mi è stato obiettato dagli editori inglesi di Marcabru, che pen ‘pene’ non è attestato nell’occitano antico, è ovviamente falso) deversa anche liquido, seppur in direzione opposta rispetto al normale spinello della botte.
Insomma, le accezioni di ‘cannella’ e ‘tappo’, che tu ritieni contrapposte, sono in realtà, a mio avviso, complementari.

Cari saluti,
Lucia

***

Joern Gruber ha detto

Lucia scrive (vedi sopra)

“non è possibile perforare allo stesso tempo il seire e il penilh.”

Carissima

Come no? È semplicissimo: basta spingere lo dozilh/la cannella nel seire/sedere e farlo uscire dal penilh/pettignone. Poi si può cornar/trombare-cornare lo corn/il corno senza pericolo di essere scompisciato.

Tu dici: più luce rossi di così?

Rispondo: roba dal marchese (doppio senso).

Ma sul serio: funziona benissimo, voglio dire:
cornar el corn amb gran dozilh (sensus litteralis); si può riuscire un bel suon di tromba.

Il nostro Paolo (che suona il flauto) è d’accordo (“convintissimo” dixit Paulus)

***

Lucia La ha detto

ACC…! Quello non è un banale dozilh ‘cannella’, è un attrezzo da lancieri del Bengala, anzi da impalatori ottomani!
Lucia La

***

Sophia Heifetz a detto

Si j’ai bien compris les allusions de Jörn et Lucia, il s’agit d’une affaire d”enbrochage’ recto (CR) et/ou verso (H): variantes d’auteur l’une plus cochonne que l’autre.

Pour Bernartz deux ‘instrument’ sont á sa disposition pour exécuter son acte musical:

son propre membre (le dousil à la Marcabru et Rabelais) et un gode en forme de dousil/cannelle.

Or, pour effectuer un double embrochage de Dama Ayna (recto dousil-membre viril, verso gode-cannelle) il fallait être en 1161 un pratiquant du yoga tantrique d’une flexibilité exceptionnelle (position à ajouter au Kāmasūtra).

À bientôt

Sophia

***

Joern Gruber ha detto…

divertimento per Sophia

recto MS. CR

Bernhardus Cornēlĭēnsis nōn cūret
cornu inflāre sine grandi ĕpistŏmĭō
quō pertundat pellem et pĕctinem
deinde licet inflāre impūnĕ.

Conclusione anatomico-erotica

Bernartz de Cornilh dovrebbe, per dirla con Poggio Bracciolini***, eseguire una variazione inaudita del 69:

futuendo (it. fottendo – chiavando – trombando) primum cunnum dominae Aemae simul ac inflando /lingendo (it. soffiando / leccando) secundum (sc. cūlum)

*** 5. De Homine Insulso Qui Existimavit Duos Cunnos In Uxore

verso H

Dŏmĭna! Bernhardus nōn cūret
cornu inflāre sine grandi ĕpistŏmĭō
quō pertundat culum et pĕctinem
deinde licet inflāre impūnĕ.

Conclusione anatomico-erotica

Ecco il consiglio di Arnaut: per evitare di farsi scompisciare mentre si mette a cornare/trombare direttamente l’orribile corno/culo di Donna Aima, Bernardo si dovrebbe munire d’una grossa cannella con cui traforare il sedere e il pettignone prima di servirsene come strumento da fiato.

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