Come trasformare un artico di filologia in un knol attraente (filologia dantesca)

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Come trasformare un artico di filologia in un knol attraente (filologia dantesca) 

Un knol non è un articolo academico senzsacolore ni calore 

En cest knòlet coind’e lèri fag motz e capug de dòli e seran verai e cert quan n’aurai passat la lima traduzione segue Una cosa è il valore scientifico di un knol, un’altra è il suo pregio estetico. Da filologo tedesco di nascita (rigore) – italiano di cuore (allegria e entusiasmo) e discepolo dei sommi ‘mestres de lonh’ nel tempo e nello spazio (Marcabru → Raimbaut d’Aurenga → Arnaut Daniel → Karl Bartsch→ Adolf Kolsen → Carl Appel → Aurelio Roncaglia → Martí de Riquer) garantisco il valore scientifico dei knol da me proposti – del pregio estetico invece si occuperà sopratutto l’amico Massimiliano De Conca, filologo poliglotta come io ma di lingua madre italiana e assai più esperto di me in materia di blog e knol.

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Creative Commons Attribution 3.0 License

Version 74

Last edited: 16-Aug-2009

Exported: 2-Apr-2012

Original URL: http://knol.google.com/k/-/-/1hhybvxwaj2h2/1

Ben vuelh que sapchon li pluzor
d’un knòl, si es de bona color
qu’ieu ai trag de bon obrador
qu’ieu port d’aicel mestièr la flor
et es vertatz
e puesc en trair lo vers auctor
quant er lasatz.

JGY amb Guilhem de Peitieus

traduzione segue

Prototipo
saggio originale in tedesco

gruberphilologos.blogspot

NEl meçço del camin di nostra uita

A proposito della prima terzina della Comedìa di Dante

I Ewiges Babylon (babilonia città eterna) ovvero Dante in salsa tedesca [prima stesura 2009 07 24]

La critica Dantesca procede generalmente senza
direttive certe e senza vera preparazione scientifica

[Michele Barbi 1935]
Wolfgang Everling (professore emerito di informatica e matematica dell’Univerisità di Hamburgo) ha proposto nel Mitteilungsblatt der Deutschen Dante-Gesellschaft 2006, pp 15-18 (Ewiges Babylon) una nuova traduzione ed interpretazione della prima terzina della Divina Commedia che ogni addetto ai lavori tedesco dovrebbe giudicare di prima vista ingenua, dilettantesca ed assurda. Invece no. I colleghi (tedeschi) che ho contattato non si sono accorto di niente, non hanno reagito o hanno confessato che non si sentivano competenti.
Ma diamo la parola a Everling per cui smarrire è “una creazione verbale di Dante” che non risale al verbo antico francese esmarrir ‘essere di cattivo umore’ (schlechte Laune haben) perché questo non è in relazione con la radice italiana che invece esiste (da dies „keinen Bezug zu der italienischen Wortwurzel“ hat, die durchaus vorhanden ist).
Als Herkunft kommen also ein Verb marrire (vielleicht auch marrere) oder ein Substantiv [sc. marra: die Unkrauthacke […] in Frage . In unserer Vorsilbe zer- haben wir übrigens eine genaue Entsprechung zu Dantes [sic!] dis-! Zerhacken, zerklüften, zerstören, zerbrechen wären also etymologisch plausible Bedeutungen für dis-marrire.”

traduzione in corso

(1) Rifiutazione della traduzione di Everling
Ecco la traduzione proposta da Everling

Inmitten1 auf der Straße unseres Lebens

Fand ich mich wieder wie im dunkeln Walde ,

Wo der gerade Weg zum Abgrund stürzte.

Inmitten1 auf der Straße unseres Lebens

→ in calce (ma non so come si fa) [1] Inmitten auf der Straße] recte Mitten auf der Straße = in mezzo alla strada. Seguono esempi tedeschi e italiani
Ritradotta in italiano:

In mezzo (al)la strada della nostra vita

mi ritrovai come in una selva oscura

dove il caminno diritto si precipitò nel abisso.

Ed ecco il testo dantesco

NEL ME€€O DEL CAMMIN DI NOSTRA UITA
MI RITROUAI P(ER) UNA SELUA OBSCURA
3 CHE LA DIRITTA UIA ERA SMARRITA

(Trivulziano 1080: Francesco di ser Nardo da Barberino)

[A metà del corso della nostra vita / mi ritrovai < che erravo > per una selva oscura / dove la retta via era smarrita (= non si trovava più)]

[In der Mitte unseres Lebensweges / fand ich mich wieder < wie ich > durch einen dunklen Wald (irrte) / in dem der rechte Weg abhanden war]

[fr. med. Au milieu du chemin de notre vie / me retrovai par une selve obscure / où la droite voie estoit marrie (fr. mod. Au milieu du chemin de notre vie / je me retrouvai par une forêt obscure / ou la voie droite était égarée)]

[occ. med. El bel mig del camin de nostra vida / me retrobe amb una selva obscura / que la dreche via era marrida]

(2) Rifiutazione della etimologia: marra → marrere o marrire → smarrire = spaccare

Basta applicare la derivazione del smarrire dantesco proposta da Everling a due famosi passi del Inferno per dimostrare l’assurdità delle sua etimologia e interpretazione:

a) Inferno: Canto II (61-66)

Beatrice a Virgilio

L amico mio (et) non della uentura
nella dis(er)ta piaggia e impedito
63 si nel cammin che uolt e p(er) paura

Et temo che no(n) sia gia si smarrito [Ev.che non sia già si spaccato]
ch io mi sia tardi al soccorso leuata
66 p(er) quel ch i o di lui nel cielo udito

[(Beatrice zu Vergil) Mein Freund, und nicht [der Freund] des Schicksals / ist in dem verlassenen Hang so sehr gehindert / auf seinem Weg, dass er aus Angst umgekehrt ist. / Und ich fürchte, dass er schon so verirrt [Everling: zerhackt] ist / dass ich mich spät zu seiner Rettung erhoben habe / hinsichtlich dessen, was ich im Himmel über ihn gehört].

b) Inferno: Canto XV (46-51)

Brunetto Latino e Dante

El comincio qual fortuna o distino
ançi l ultimo di quaggiu ti mena
48 (et) chi e questi che mostra l cammino

La su di sop(r)a in la uita serena
rispuos i<o> lui mi smarri in una ualle ´[Ev. = mi spaccai in una valle]
51 auanti che l eta mia fosse piena

(Br´[Brunetto Latini zu Dante) Er begann: Welcher Zufall oder (höheres) Schicksal / führt dich vor dem letzten Tag hier hinunter (in die Hölle) / und wer ist dieser hier, der (dir) den Weg zeigt? // (Dante zu Brunetto) Dort oben ‚auf der Erde’ , in dem heiteren Leben, antwortete ich ihm, verirrte [Everling: zerhackte] ich mich in einem Tal / bevor meine Lebenszeit voll war]

KNOL

gruber-knol.t/risorse-e-astuzie

NEl meçço del camin di nostra uita

A proposito della prima terzina della Comedìa di Dante

                                                                 NEl meçço del camin di nostra   uita
mi ritrouai p(er) una selva obscura

che la diricta uia era smarrita

Benigni legge il primo canto dell’Inferno (Video YouTube)

I Ewiges Babylon (babilonia città eterna) ovvero Dante in salsa tedesca [prima stesura 2009 07 24]

La critica Dantesca procede generalmente senza
direttive certe e senza vera preparazione scientifica

[Michele Barbi 1935]
Wolfgang Everling (professore emerito di informatica e matematica dell’Univerisità di Hamburgo) ha proposto nel Mitteilungsblatt der Deutschen Dante-Gesellschaft 2006, pp 15-18 (Ewiges Babylon) una nuova traduzione ed interpretazione della prima terzina della Divina Commedia che ogni addetto ai lavori tedesco dovrebbe giudicare di prima vista ingenua, dilettantesca ed assurda. Invece no. I colleghi (tedeschi) che ho contattato non si sono accorto di niente, non hanno reagito o hanno confessato che non si sentivano competenti.
Ma diamo la parola a Everling per cui smarrire è “una creazione verbale di Dante” che non risale al verbo antico francese esmarrir ‘essere di cattivo umore’ (schlechte Laune haben [sic!] ) perché questo non è in relazione con la radice italiana che invece esiste (da dies „keinen Bezug zu der italienischen Wortwurzel“ hat, die durchaus vorhanden ist).
Als Herkunft kommen also ein Verb marrire (vielleicht auch marrere) oder ein Substantiv [sc. marra: die Unkrauthacke […] in Frage . In unserer Vorsilbe zer- haben wir übrigens eine genaue Entsprechung zu Dantes [sic!] dis-! Zerhacken, zerklüften, zerstören, zerbrechen wären also etymologisch plausible Bedeutungen für dis-marrire.”

traduzione in corso

(1) Rifiutazione della traduzione di Everling
Ecco la traduzione proposta da Everling

Inmitten1 auf der Straße unseres Lebens

Fand ich mich wieder wie im dunkeln Walde ,

Wo der gerade Weg zum Abgrund stürzte.

Inmitten1 auf der Straße unseres Lebens

→ in calce (ma non so come si fa) [1] Inmitten auf der Straße] recte Mitten auf der Straße = in mezzo alla strada. Seguono esempi tedeschi e italiani

DC incipti

Ritradotta in italiano:

In mezzo (al)la strada della nostra vita

mi ritrovai come in una selva oscura

dove il caminno diritto si precipitò nel abisso.

Ed ecco il testo dantesco

NEL ME€€O DEL CAMMIN DI NOSTRA UITA
MI RITROUAI P(ER) UNA SELUA OBSCURA
3  CHE LA DIRITTA UIA ERA SMARRITA

(Trivulziano 1080: Francesco di ser Nardo da Barberino) → incipit

[A metà del corso della nostra vita / mi ritrovai < che erravo > per una selva oscura / dove la retta via era smarrita (= non si trovava più)]

[In der Mitte unseres Lebensweges / fand ich mich wieder < wie ich > durch einen dunklen Wald (irrte) / in dem der rechte Weg abhanden war]

[fr. med. Au milieu du chemin de notre vie / me retrovai par une selve obscure / où la droite voie estoit marrie (fr. mod. Au milieu du chemin de notre vie / je me retrouvai par une forêt obscure / ou la voie droite était égarée)]

[occ. med. El bel mig del camin de nostra vida / me retrobe amb una selva obscura / que la dreche via era marrida]

(2) Rifiutazione della etimologia: marra marrere o marrire smarrire = spaccare

Basta applicare la derivazione del smarrire dantesco proposta da Everling a due famosi passi del Inferno per dimostrare l’assurdità delle sua etimologia e interpretazione:

a) Inferno: Canto II (61-66)

Beatrice a Virgilio

L amico mio (et) non della uentura
nella dis(er)ta piaggia e impedito
63  si nel cammin che uolt e p(er) paura

Et temo che no(n) sia gia si smarrito [Ev.che non sia già si spaccato]
ch io mi sia tardi al soccorso leuata
66  p(er) quel ch i o di lui nel cielo udito

Trevulziano 1080

[(Beatrice zu Vergil) Mein Freund, und nicht [der Freund] des Schicksals / ist in dem verlassenen Hang so sehr gehindert / auf seinem Weg, dass er aus Angst umgekehrt ist. / Und ich fürchte, dass er schon so verirrt [Everling: zerhackt] ist / dass ich mich spät zu seiner Rettung erhoben habe / hinsichtlich dessen, was ich im Himmel über ihn gehört].

b) Inferno: Canto XV (46-51)

Brunetto Latino e Dante

El comincio qual fortuna o distino
ançi l ultimo di quaggiu ti mena
48  (et) chi e questi che mostra l cammino

La su di sop(r)a in la uita serena
rispuos i<o> lui mi smarri in una ualle ´[Ev. = mi spaccai in una valle]
51  auanti che l eta mia fosse piena

Trevulziano 1080

(Br´[Brunetto Latini zu Dante) Er begann: Welcher Zufall oder (höheres) Schicksal / führt dich vor dem letzten Tag hier hinunter (in die Hölle) / und wer ist dieser hier, der (dir) den Weg zeigt? // (Dante zu Brunetto) Dort oben ‚auf der Erde’ , in dem heiteren Leben, antwortete ich ihm, verirrte [Everling: zerhackte] ich mich in einem Tal / bevor meine Lebenszeit voll war]

(3) Etimologia e significato di smarrire

Dizionario etimologico online (PDF)

smarrire

smarrito

Vocabolario della Crusca (1612

SMARRIRE. vocabolario
Perdere, ma non senza speranza di ritrovare. Lat. amittere.
– ” o:spid=”_x0000_i1037″>      Bocc. n. 43. 10. Aveva la sua compagnia   nella selva smarrita.
-<[Canzoniere, e capitoli di M. Francesco Petrarca, corretto da Alfonso Cambi Importuni, stampato in Lione l’anno 1574. Citansi le canzoni col numero di esse, cominciando a contar da una sino al fine: e di esse medesime si cita il numero delle stanze: sotto nome di Canzone intendiamo tutte le rime fuorchè i Sonetti, e Capitoli]. I Sonetti si citano con lo stesso ordine, annoverandogli dal primo infino al fine.> ” o:spid=”_x0000_i1035″>      Petr. Son. 222. Che la strada del Cielo   hanno smarrita.
-<poema, di=”” in=”” corretto=”” Cantica.=”” ciascheduna=”” Capitoli=”” i=”” Citansi=”” Ottavo.=”” Firenze=”” Stamp.=”” Crusca.=”” della=”” Accademici=”” dagli=”” Alighieri,=”” Dante=”” Commedia=”” divina=”” la=”” vero=”” o=””> ” o:spid=”_x0000_i1033″>    -<poema, src=”file:///C:\Users\joern\AppData\Local\Temp\msohtmlclip1\01\clip_image004.gif” di=”” in=”” corretto=”” ciascheduna=”” Capitoli=”” i=”” Citansi=”” Ottavo.=”” Firenze=”” Stamp.=”” Crusca.=”” della=”” Accademici=”” dagli=”” Alighieri,=”” Dante=”” Commedia=”” divina=”” la=”” vero=”” o=”” Cantica?=””>   Dan. Purg. c. 16. Sì come cieco va dietro a   sua guida, Per non smarrirsi, e per non dar di cozzo.
¶ Per metaf. confondere. Lat. confundere.
-<poema, di=”” in=”” corretto=”” Cantica.=”” ciascheduna=”” Capitoli=”” i=”” Citansi=”” Ottavo.=”” Firenze=”” Stamp.=”” Crusca.=”” della=”” Accademici=”” dagli=”” Alighieri,=”” Dante=”” Commedia=”” divina=”” la=”” vero=”” o=””> ” o:spid=”_x0000_i1030″>    -<poema, src=”file:///C:\Users\joern\AppData\Local\Temp\msohtmlclip1\01\clip_image004.gif” di=”” in=”” corretto=”” ciascheduna=”” Capitoli=”” i=”” Citansi=”” Ottavo.=”” Firenze=”” Stamp.=”” Crusca.=”” della=”” Accademici=”” dagli=”” Alighieri,=”” Dante=”” Commedia=”” divina=”” la=”” vero=”” o=”” Cantica?=””>   Dan. Par. 30. La vista mia nell’ ampio, e   nell’ altezza Non si smarriva.      E cant. 33. Io credo per l’ acúme, ch’ io   soffersi Del vivo raggio, ch’ io sarei smarrito.
¶ Per isbigottire. Lat. exanimare.
– ” o:spid=”_x0000_i1026″>      M. V. 10. 59. Benchè ‘l subito caso gli   smarrisse, presono ardíre.

smar|rì|re → inserire il link http://old.demauroparavia.it/109293
v.tr. e intr.
AU
1a v.tr., non trovare più qcs. che si aveva con sé, perdere: s. le chiavi, il portafoglio, i documenti
1b v.tr., estens., perdere l’orientamento, non riuscire più a seguire il proprio cammino, a trovare la strada giusta per raggiungere la propria meta: s. la strada, il sentiero
2 v.tr. OB fig., turbare, sgomentare
3 v.intr. (essere, rar. avere) LE scolorire, sbiadire: smarrisce il bel volto in un colore | che non è pallidezza, ma candore (Tasso)

Polirematiche
smarrire il filo loc.v. CO perdere il filo smarrire i sensi loc.v. CO svenire smarrire la ragione loc.v. CO perdere la ragione.

aggiunto da Massimiliano de Conca

Cfr. FEW XVI *marrjan -> afr. marrir (chemin, voie), v.a ‘perdre le chemin, s’égarer’; apr. v. a. ‘égarer qch’; v.n. ‘s’égarer’; mfr. esmarrir v. r. ‘s’échagriner’

Wartburg: “Die entsprechungen dieser gallorom. wortfamilie leben auch in Italien und Kat.: ait. marrito ‘sbigottito’
Pfister, 1970 (Lexikalische Untersuchungen zu GRouss): p.492 esmarit adj. ‘déconcerté’
O 2890 E Carles entres sens font esmaritz (P2248 es vertitz < VERTERE, cfr, FEW mdauph. esvartà v.n. ‘détourner’)

Aggiungo la nota del Devoto-Oli:
smarrire dal lat. volg. *marrire, dal germanico occidentale marrjan ‘disturbare’, con s- durativo.

*****

smarrire demauro/smarrire

smarrìre v.tr. AU

  • 1

(oggetto)

Sinonimi

FO perdere BU sperdere; FO dimenticare

Contrari

FO ritrovare, trovare AU recuperare, rinvenire AD rintracciare

  • 2

estens. (orientamento)

Sinonimi

FO perdere

Contrari

FO ritrovare.

Polirematiche

smarrire il filo

loc.v. CO

Sinonimi

CO confondersi, perdere il filo, perdersi.

smarrire i sensi

loc.v. CO

Sinonimi

AU svenire CO perdere conoscenza, perdere coscienza, perdere i sensi, venire meno.

smarrire la ragione

loc.v. CO

Sinonimi

FO impazzire CO perdere la ragione, uscire di senno

Contrari

CO rinsavire.

(4) Riscontri occitanici

(5) Riscontri francesi

(6) Riscontri italiani
Video YouTube

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La verità su Dante? Mai!!!

FESTEGGIAMENTI PER I 150 ANNI DELL’UNITA’ D’ITALIA? MEGLIO SAREBBE SE CON DANTE. ECCO IL PERCHÉ. Dante personaggio ci fa sapere nella DIVINA COMMEDIA di essere nato lo stesso giorno in cui è nata la nostra Patria Repubblicana. Dante nato il Martedì 2 Giugno 1265 e la nostra Repubblica Italiana nata la Domenica 2 Giugno 1946. Interessante? Utile? Sembrerebbe di no a giudicare dall’interesse mostrato, cioè nessuno!, dalle Università degli Studi e dagli uomini politici al sopragiungere di questa notizia. Ma, per tacere, ci saranno dei gravi motivi? Recita intanto Dante con molta eloquanza: “… in quant’io vidi ‘l segno / che segue il Tauro (cioè il segno del Toro che è seguito dal segno dei Gemelli) e fui dentro da esso. / O gloriose stelle, o lume pregno / di gran virtù, dal quale io riconosco / tutto, qual che si sia, il mio ingegno, / con voi nasceva e s’ascondeva vosco / quelli ch’è padre d’ogne mortal vita (cioè il Sole) , quand’io senti’ di prima l’aere tosco;/ (Par., XXII, 110 – 117) Cioè quand’io nacqui. Una volta risolto l’enigma posto da questi versi succederebbe però una rivoluzione politico-culturale capace di suscitare, non solo stupore e meraviglia, ma problemi anche di portata religiosa. Il problema posto si sviluppa così. Procedendo nei calcoli, che Dante da sette secoli implora debbano essere fatti, il Poeta personaggio risulta infatti essere nato il martedì 2 Giugno 1265. Per logica e scientifica esclusione, quindi oggettivamente, abbiamo che le “gloriose stelle” di cui lui riferisce in questi versi (c.XXII, vv. 110 – 117, del Paradiso) sono tre: la POLARE a 18°.20’ di longitudine nel segno dei Gemelli; la BETELGEUSE a 18°.30’; e la MENKALINAM a 19°.40’. Dante afferma, sempre in questi versi, che quando lui nacque il SOLE si trovava in congiunzione, ovviamente “montante e nobile”, con queste tre stelle:”con voi nasceva”, appunto, il Sole. In altre parole, unito insieme a voi tre stelle gloriose e di gran virtù nasceva il mio Sole di nascita. Se questo Sole si trovava in congiunzione con esse il Sole stesso avrà avuto necessariamente la loro stessa longitudine in Gemelli e perciò questo Sole avrà avuto la longitudine di 18°.01’ circa in Gemelli. E che giorno era quando il Sole, ai tempi di Dante, raggiungeva 18°.01’ in Gemelli? Era, appunto, il 2 GIUGNO 1265, come testimonia anche il dotto Ebreo Profazio, cioè Jacob ben Machir ben Tibbon, la più alta autorità astronomico-astrologica operante in Europa, a Montpellier, fra la fine ‘200 e gli inizi del ‘300 (cfr. Profhacii Judaei Montispessulani Almanach perpetuum – ad annum 1300 inchoatum – Codicis Laurentiani PL. XVIII sin. N. I; cfr. anche J. Boffito e C. Melzi D’Eril). Dunque il Poeta della Patria è nato quando la nostra Patria Repubblicana, essattamente il 2 GIUGNO. Però, TUTTI ZITTI!!! Ma ci sarà un motivo, visto che dal 29 maggio 1993, cioè da quando io parlai del problema alla Classense di Ravenna, ai Dantisti, con in prima fila FRANCESCO MAZZONI E PATRICK BOYDE, nessuno mi ha mai smentito. Perché non mi si dice dove sbaglio, smentendomi? Diversamente troppo facile e assai poco affidabile ed onorevole sarebbe fare il professore. Il 29/5/1993 era Presidente di turno CESARE VASOLI che, se pur scettico verso l’Accademia, ha invece trovato sempre la forza e il coraggio, almeno personalmente, di darmi ragione. Similmente anche GIORGIO BÁRBERI SQUAROTTI di Torino con molte sue lettere. Non so cosa ne pensi AMEDEO MARINOTTI (?). Cosa concludere? Veramente il Vaticano non può nemmeno sentir dire da lontano della possibilità di risoluzione di questo enigma dantesco poiché verrebbero fuori tutte le altre date astrologiche su Beatrice, nonché la maggiore importanza della Teologia liturgica “che piena è di tutta pace” (Convivio, II, XIV, 19), sull’Apologetica cristiana e sulla Teologia razionalista. Il CONCILIO VATICANO II in data 4 dicembre 1963 ha dato la preminenza alla Teologia liturgica sull’Apologetica cristiana, però, a giudicare dagli interventi sulla politica e sulle leggi, da parte del Vaticano sembrerebbe che in alcuni ambianti dello stesso Vaticano se lo siano dimenticato. Io ho riferito della questione in TV a Canale 10, qui allegata: YOUTUBE: http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA. Controllare. Dall’indicazione del 2 giugno 1265 verrebbe fuori infatti, e necessariamente, che la Commedia è anche un’opera rigorosamente astrologica per cento altre questioni collegate e che dunque il ‘viaggio’ della Commedia avviene sicuramente nell’anno 1301, cioè fuori del giubileo papale di Bonifacio VIII, e non affatto quindi nel 1300. Di conseguenza il Vaticano dovrebbe anche ammettere, oltre al fatto che la Commedia è fuori del giubileo, che per studiare Dante, il medioevo e l’antichità, bisognerà riuscire a padroneggiare l’ASTROLOGIA di Claudio Tolomeo. Però il Vaticano ha ribadito, anche recentemente, che l’Astrologia va RESPINTA: art. 2116 del recente CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (lib. Ed. Vaticana, 1992). E come respingerla se ce n’è…

Giovangualberto Ceri – 15-Jan-2011

frament d’un vèrs per l’amic De Conca

Tan m’abellis vostre cortesa ajuda
que me donet un colp de joi dins l’arma
………………………………………….conca
……………………………………………….
……………………………………………….
bèure pot hom de long jornau
ses breu dozilh.

Joan Centaure

Prof. Dr. Jörn Gruber – 26-Jul-2009

Una nota su marra dal TLIO

Al momento non ho gli strumenti, ma forse una controllatina al FEW o altro andrebbe fatta (classica metafora agreste come nel caso di talh e endalh di Arnaut Daniel?). Mercoledì sarò a Bologna, biblioteca, per cercare anche questo!

MARRA s.f.

0.1 marra, marre.

0.2 DELI 2 s.v. marra (lat. marram).

0.3 Doc. fior., 1286-90, [1287]: 1.1.

0.4 In testi tosc.: Doc. fior., 1286-90, [1287].

0.6 A Doc. fior., 1286-90, [1287]: Ubertino da la Marra.

0.7 1 Zappa grossa, con ferro largo e corto, usata per lavorare il terreno. 1.1 [Impiegata per lavorare la calcina].

0.8 Sara Ravani 17.11.2006.

1 Zappa grossa, con ferro largo e corto, usata per lavorare il terreno.

[1] Dante, Commedia, a. 1321, Inf. 15.96, vol. 1, pag. 253: Non è nuova a li orecchi miei tal arra: / però giri Fortuna la sua rota / come le piace, e ‘l villan la sua marra».

[2] Boccaccio, Decameron, c. 1370, IX, 4, pag. 605.3: Per che essi con vanga e chi con marra nella strada paratisi dinanzi all’Angiulieri, avvisando che rubato avesse colui che in camiscia dietro gli veniva gridando, il ritennero e presono….

[3] Laudario Magliabech., XIV sm. (fior.), 68 bis.49, pag. 313: Isvestita l’à molto divotamente, / per gran tesoro la serba caramente, / ma non à marra né alcun convenente / con che possa far la sancta soppellita.

1.1 [Impiegata per lavorare la calcina].

[1] Doc. fior., 1286-90, [1287], pag. 129.13: It. prestatura d’una marra da calcina, per xij dì, d. xij.

MARRAIUOLO s.m.

0.1 marraiuoli, marraiuolo.

0.2 Da marra.

0.3 Matteo Villani, Cronica, 1348-63 (fior.): 1.1.

0.4 In testi tosc.: Matteo Villani, Cronica, 1348-63 (fior.).

N Att. solo fior.

0.6 N Doc. esaustiva.

0.7 1 Chi lavora la terra con la marra, contadino. 1.1 [Milit.] Chi utilizza la marra per preparare il campo di battaglia.

0.8 Sara Ravani 17.11.2006.

1 Chi lavora la terra con la marra, contadino.

[1] Marchionne, Cronaca fior., 1378-85, Rubr. 647, pag. 237.20: Infra l’altre, che molte ne facea, avendo un povero uomo marraiuolo fatto quistione per lo lavorare con un altro, e sospintolo, ed alzato la marra per dargli con essa, fu preso, ed a lui, ch’era a cavallo, menato.

1.1 [Milit.] Chi utilizza la marra per preparare il campo di battaglia.

[1] Matteo Villani, Cronica, 1348-63 (fior.), L. 9, cap. 30, vol. 2, pag. 328.2: ma i grandi minacciatori, e di poco cuore, se non contro a cchi fugge, no· s’atentarono di scendere al piano, e co’ palaiuoli e marraiuoli che assai n’avieno da’ Pisani non contesono a spianare il campo, ma afforzarsi con barre e steccati in quello luogo…

[2] Giannozzo Sacchetti (ed. Gismondi), a. 1379 (fior.), Mentr’io d’amor pensava, 13, pag. 85: «Trovate l’armadura, / ché ‘l dice il banditore, / e noi siamo a cavallo, / ché vengon sanza fallo / quivi con grande strida quelli stuoli». / «O marraiuoli, / o palaiuoli, / ciascun prenda suo arnese!».

[3] A. Pucci, Guerra, a. 1388 (fior.), VI, ott. 23.1, pag. 250: I Marraiuoli, e Palaiuoli avieno / in loro insegna la marra, e la pala, / a dimostrar, che seguitar dovieno / la ‘nsegna, e’ lor Maggior, dovunque cala, / andar, come bisogna, a stare a freno, / e rispianare a’ Cavalier la sala…

Massimiliano De Conca – 26-Jul-2009

http://demauroparavia.it/42309/smarrire

Prof. Dr. Jörn Gruber – 26-Jul-2009

Indicazione bibliografica

Guglielmo Gorni, Dante nella selva. Il primo canto della Commedia, Pratiche Parma 1995

Massimiliano De Conca – 26-Jul-2009

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