saggio di filologia ed ermeneutica trovadoresca – teoria e applicazione

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gai saber laetăque scĭentĭa (II) art de trobar & art d’entendre

saggio di filologia ed ermeneutica trovadorica – teoria e applicazione

teoria: minima (h)ermeneutica applicazione: Marcabru PC 293.33 Lo vers comens quan vei del fau (cobla conclusiva) Rassegna delle contribuzioni maggiori (Levy 1897 (con trad. it.) – Dejeanne 1909 – Lewent 1913 (con trad. it.) – Vossler 1913 (con trad. it.) – Roncaglia 1959 – Pollmann 1965 – Mölk 1967 – Gruber 1983 – Gaunt-Harvey-Paterson 2000 – Gruber 200: nuova edizione critica con traduzione (it. cat. fr. cast. ted. ingl. lat. volgare – lat. classico), commento ed esegesi filologico-ermeneutica mediante riscontri illuminanti.

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Creative Commons Attribution 3.0 License

Version 34

Last edited: 12-Jun-2009

Exported: 2-Apr-2012

Original URL: http://knol.google.com/k/-/-/1hhybvxwaj2h2/34

 

preludio

minima hermeneutica

Del vers vos dic que mais en vau
qui ben l’enten e n’ a plus lau

Di questo vers vi dico che ne vale di più (1 si qualcuno [= lat, si quis](2) vs.per chi vs.colui che l’intende bene e ne riceve più lode [Guilhem de Peitieus]

Einen Text als Text ablesen können, ohne eine
Interpretation dazwischen zu mengen, ist die späteste
Form der ‘inneren Erfahrung’ – vielleicht eine kaum mögliche

Leggere un testo come testo senza frammischiarvi una
interpretazione, è la forma più tardiva dell ‘esperienza interiore’
– forse una forma appena possibile] [Friedrich Nietzsche]

Ogni messaggio (leu plan prim clus etc.) il ricevente [lettore, filologo] lo può decifrare [capire] soltanto secondo la sua intelligenza limitata e non per il modo dell’ emittente [trovatore] e ancora meno per il modo del messaggio [vers, canso, sirventes etc.].

receptum est in recipiente per modum recipientis et non per modum dantis [Dantis – Guihelmi – Marcabruni – Arnaldis…], doctŏr ūnĭversālis dixit:

neanche un genio superumano (übermenschlich) [Dante Alighieri – Guilhem de Peitieus – Marcabru – Arnaut Daniel – Cervantes – Proust] è capace di comprendere (com-prĕhendĕre) le sue composizioni [scritti] per il loro modo, ma soltanto secondo il modo della sua intelligenza malgrado tutto limitata.

Soltanto una intelligenza illimitata (quella di un yogin illuminato per esempio che ha realizzato l’unione [yoga] suprema nell’unità brahman-ātman [als ben entendens salut!] può capire qualsiasi messaggio per il modo del messaggio.

nota bene

[Valéry: « mes vers on le sens qu’on leur prête… » sarrebbe una boutade ingenua se proferta senza il sale dell’ ironia:

recte ‘mes vers ont le sens que je leur donne, et les sens qu’ils ont malgré moi. Quant aux sens qu’on leur prête, c’est aux philologues d’en juger]

Il filologo-ermeneuta deve cercare di avvicinarsi il più possibile al senso/ai sensi che l’autore/il trovatore ha dato al suo testo (vers, canso, sirventes, terzina etc.). Ma questo non basta:

deve cercare inoltre di attualizzare anche i sensi nascosti al proprio autore alla luce di riscontri illuminanti (hypologoi, hyperlogoi, synlogoi e testi paralleli, vedi infra)

Concretamente: il filologo ha l’obbligo di superare scientificamente (con una metodologia adeguata) tutte le interpretazioni anteriori, sia di modo implicito, sia migliorando o rifiutando esplicitamente l’avvicinamento dei suoi predecessori.

Due esempi attuali di cui il primo è l’oggetto di questo saggio

(a) se mi occupo della cobla conclusiva di Marcabru PC 293.33 Lo vers comens quan vei del fau e di quella di Arnaut Daniel PC 29.15 Pois Raimons e.N Trucs Malecs, devo conoscere perfettamente Wörter und Sachen: in questo caso la terminologia tecnica dell’arte del bottaio e dell’anatomia medievale per capire adeguatamente l’inaudito adynaton marcabruniano:

entrar pot hom de lonc jornal
en breu doïll [dozilh]

e lo sconcio consiglio arnaldiano:

Bernatz de Cornes no·s estrilh
al corn cornar ses gran dozilh
ab que trauc la pena e·l penilh
pueys poira cornar ses perilh.

 

nota bene

[Wörter und Sachen (= le parole e le cose, cf. ‘les mots et les choses’) era una scuola filologica tedesca e austriaca del primo novecento. Credo: bisogna studiare l’etimologia e la semantica delle parole in stretta associazione con gli artefatti e i concetti culturali denotati da esse]
Ma non basta: devo aver presente o scoprire riscontri latini e occitanici alla luce dei quali i versi dei due trovatori si intendono meglio. Di grande aiuto euristico è anche la (ri)traduzione dei versi in latino volgare e latino colto già che Marcabru e Arnaut Daniel erano poetae docti.

(b) se voglio invece interpretare la prima terzina della Comedía di Dante alla luce di riscontri illuminanti, devo cercare sistemanticamente e/o trovare per intuizione hypologoi (testi anteriori in stretta relazione col testo dantesco, p.e. San Girolamo, Cerverí de Girona), hyperlogoi (testi posteriori in stretta relazione col testo dantesco, p.e. Ariosto) e testi paralleli latini occitanici francesi italiani ignorati per lo più da tutti quanti i dantologhi che si sono occupati dell’incipit dantesco (dai primi commentatori ai studiosi di oggi). Anche in questo caso la (ri)traduzione della terzina (latino classico e ecclesiastico – occitanico antico – francese antico) è di grandissimo aiuto.

 

Marcabru PC 293.33 Lo vers comens quan vei del fau (conclusione)

 

alla tedesca

 

(1) Emil Levy Provenzalische Supplementwörterbuch (PSW) [Heft 7, 1897, pp. 295-296]

 

Dozil, -lh (R. III.76). Einziger Beleg, den ich nicht kontrollieren kann: [1] So qu’es dedins lo vayssel coven que vena al dozil. | V. et Vert. Fol. 85. | Rayn. Deutet « dousil »; ist es hier nicht vielmehr das “Zapfloch“?

it. [le traduzioni sono mie] Dozil, -lh (R. III.76). Unico riscontro che non posso controllare: [1] So qu’es dedins lo vayssel coven que vena al dozil. | V. et Vert. Fol. 85. | Rayn interpreta « dousil »; non è caso piuttosto il ‘foro di spillatura’?

Levy [2] Unentschieden bleibt, ob ‚Zapfloch’ [it. foro di spillatura] oder Zapfen [ it. cannella] an den folgenden Stellen zu deuten ist: Qui vendra vi a falsa mesura, quel coste .LXV. sols als senhors e tot lo vi del dozilh en sus del vaysel don ne vendra. | Cont. Clermont-Dessus § 60. | E qui vendra vi a falsa mesura, quel coste .LXVI. sols que sio al senior e tot lo vi del douzil en sus del vaissel don lo vendra. Cont. Larroque § 70.

it. Resta indeterminato negli riscontri seguenti se [dozilh] va interpretato come ‘foro di spillatura’ oppure come ‘cannella’. Qui vendra vi a falsa mesura, quel coste .LXV. sols als senhors e tot lo vi del dozilh en sus del vaysel don ne vendra. | Cont. Clermont-Dessus § 60. | E qui vendra vi a falsa mesura, quel coste .LXVI. sols que sio al senior e tot lo vi del douzil en sus del vaissel don lo vendra. Cont. Larroque § 70.

[3] Nicht klar ist mir die Bedeutung an der folgenden Stelle: Li dozil de la font noviter fiunt, expensa fuit .LXX. solidorum. Chroniques S. Martial S. 77 Z. 18. Ist dozil hier etwa „(Wasser-) Abzugsloch“?

it. Non mi risulta chiara la significazione (di dozilh) nel riscontro seguente: Li dozil de la font noviter fiunt, expensa fuit .LXX. solidorum. Chroniques S. Martial S. 77 Z. 18. Qui dozil è forse ‘foro di scarico (dell’aqua)?

Unverständlich ist mir Liederhs. A No. 60.9 (Marcabrun):

it. mi risulta incomprensibile ms. A numero 60.9 (Marcabruno)
[sc. Marcabru PC 393.33 Lo vers comens quan vei del fau – ultima cobla]

Marcabrus ditz que noill en cau
Qui quer ben lo vers al foïll,
Que no pot hom trobar a frau
Mot de roïll.
Intrar pot hom de lonc jornau
En breu doïll.
Große Schwierigkeiten macht Arn. Dan. I.47:

it. mi risulta difficile Arn. Dan. 147

[sc. Arnaut Daniel PC 29.15 Pois Raimons e.N Trucs Malecs – ultima cobla ]

Dompna, ges Bernartz no s’atill
Del corn cornar ses gran dozill
Ab quel seire trauc cel penill,
Puois poira cornar des perill.

Canello übersetzt: „Bernardo non si accinga a cornare quel corno senza [munirsi] d’un bravo spinello [occ. bondonier – fr. foret = tige filetée en acier pour percer des trous], con cui traforare il sedere [partendo dal] pettignone”. Ganz anders deutet Chabaneau in der Anmerkung: „Que Bernard n’aille pas la corner, c’est-à-dire appliquer sa bouche au derrière de Me Ena, avant de lui avoir fermé le trou du pénil avec un fort douzil, s’il ne veut pas qu’elle lui compisse le groing el cil . Es wäre dann serrel statt seire zu ändern. Bartsch, Gröbers Zs. 7,587 liest in der ersten Zeile s’astrilh „sich abmühen”, in der dritten trauquel und deutet el seire „im Sitzen”. Über dozill sagt er nichts. Die Hss. Haben Z. 3 [1] [Ab] quel seir d. p. Hs H, [2] Ab que trauc la penel pentilh Hss. CR, die Z 1 vos estrilh Al (El) lesen, während Hs H non satrail liest. Die Auffassung Chabaneaus scheint mir am meisten der Beachtung werth, schon weil, wie er bemerkt, dozil „n’a jamais servi que à boucher des trous, non à en faire”. Dass, wie Canello dagegen einwendet, ital. spillare (und auch prov. adozilhar) „anbohren” heisst, gibt noch nicht das Recht dozil „Bohrer” zu deuten.

 

commento

Emil Levy ignora ovviamente i contributi della lessicologia latina e francese che gli avrebbero permesso di capire adeguatamente i testi occitanici da lui citati. Ma il Levy – da bravo linguista (iper-)specializzato – ha coltivato il suo piccolo giardino senza curiosare nei giardini dei suoi colleghi. Basta conoscere Wörter und Sachen perpoter rifiutare tutte le traduzioni e interpretazioni proposti dal lessicografo tedesco!

nota bene

Wörter und Sachen (= le parole e le cose, cf. ‘les mots et les choses’) era una scuola filologica tedesca e austriaca del primo novecento. Credo: bisogna studiare l’etimologia e la semantica delle parole in stretta associazione con gli artefatti e i concetti culturali denotati da esse.

Esempio pratico: un filologo che non sa come è fatta una botte di vino e una fontana (nel medioevo e oggi) confonderà facilmente i termini tecnici (è il caso del Levy e di quasi tutti coloro che si sono occupati delle coblas conclusive di Marcabru (292.33 en breu doill) e Arnaut Daniel (PC 29.15 ses gran dozilh)

DOUZILH cat. duïll = aixete – fr. douzil, dousil = cannelle – it. cannella – cast. espita – ted. Zapfen = Zapfhan – ingl. tap

latine (Gruber 2009)

*dūcĭcŭlum [dūcĭ + -cŭlum] s.n. (> duciculus [ducículus]) s.m. nōmĕn ăgentis ā dūcendō = instrūmentum quō exĭmĭtur vīnum ē dōlĭō

http://www.comune.prarostino.to.it/museomateriale.html

LA CANNELLA: (l’eipinella) – arnese di varie dimensioni atto a spillare il vino, è composto da un congegno a guisa di rubinetto che apre e chiude il passaggio del vino.

 

Vediamo ora alcuni dei riscontri di cui lo stesso Levy amette di non intendere adeguatamente

 

Levy it. [Gruber] Dozil, -lh (R. III.76). [1] Unico riscontro che non posso controllare So qu’es dedins lo vayssel coven que vena al dozil. | V. et Vert. Fol. 85. | Rayn interpreta « dousil »; non è caso piuttosto il ‘foro di spillatura’?

Raynouard] DOZIL, s. m., douzil, faucet. So qu’es dedins lo vayssel coven que vena al DOZIL. V. et Vert., fol. 85 Il convient que ce qui est dans le vaisseau vienne au douzil.

it. Ciò che è nel tino deve venire alla cannella [sc. per essere spillato vedi infra]

ted. Was im Bottich ist, muss zum Zapfen kommen [sc. damit es abgefüllt werden kann]

cf. afr. Que teus vins saille per le duisil (Godefroy s.v. Doisil)

it. Ché il tuo vino esca per la cannella

ted. Dass dein Wein aus dem Zapfhahn fließt.

Levy [2] Unentschieden bleibt, ob ‚Zapfloch’ [it. foro di spillatura] oder Zapfen [ it. cannella] an den folgenden Stellen zu deuten ist: Qui vendra vi a falsa mesura, quel coste .LXV. sols als senhors e tot lo vi del dozilh en sus del vaysel don ne vendra. | Cont. Clermont-Dessus § 60. | E qui vendra vi a falsa mesura, quel coste .LXVI. sols que sio al senior e tot lo vi del douzil en sus del vaissel don lo vendra. Cont. Larroque § 70.

it. (Gruber) Resta indeterminato negli riscontri seguenti se va interpretato come ‘foro di spillatura’ oppure ‘cannella’. Qui vendra vi a falsa mesura, quel coste .LXV. sols als senhors e tot lo vi del dozilh en sus del vaysel don ne vendra. | Cont. Clermont-Dessus § 60. | E qui vendra vi a falsa mesura, quel coste .LXVI. sols que sio al senior e tot lo vi del douzil en sus del vaissel don lo vendra. Cont. Larroque § 70.

it. Chi [var. E qui] venderà vino con falsa misura che gli costi 65 [var. 66] soldi <da dare> ai signore (che siano del signore) e tutto il vino del tino al di sopra della cannella.

ted. wer Wein mit falschem Maß verkauft, ihn soll es 65 (66) Soldi kosten an die Herren (die dem Herrn gehören sollen) und den ganzen Wein im Bottich vom Zapfhahn aufwärts.
nota bene

senza dozilh = cannella non si può spillare il vino (ohne Zapfen kann man keinen Wein abfüllen)!

 

[3] Nicht klar ist mir die Bedeutung an der folgenden Stelle: Li dozil de la font noviter fiunt, expensa fuit .LXX. solidorum. Chroniques S. Martial S. 77 Z. 18. Ist dozil hier etwa „(Wasser-) Abzugsloch“?

it. Non mi risulta chiara la significazione (di dozilh) nel riscontro seguente: Li dozil de la font noviter fiunt, expensa fuit .LXX. solidorum. Chroniques S. Martial S. 77 Z. 18. Qui dozil è forse ‘foro di scarico (dell’aqua)?

lat. volgare duciculi de illa fonte noviter fiunt, expensa fuit .LXX. solidorum.

lat. classico Epistomia fontis renovata sunt, expensa fuit .LXX. sŏlidōrum.

aut: Epistomia fontis renovavērunt (renovavēre), expensa fuit .LXX. sŏlidōrum.

it. Le cannelle della fontana sono state rinnovate, la spesa fu di settanta soldi.

ted. Die Wasserhähne des Brunnes sind erneuert worden, die Kosten beliefen sich auf 70 Soldi.

 

Epistomium [= duciculus → dozilh]
Robinet d’un conduit d’eau ou de tout vaisseau contenant des liquides qu’on a besoin de tirer en petites quantités (Vitruv. IX, 8, 11) [Dictionnaire des antiquités romaines et grecques. Anthony Rich (3e ed. 1883)]

(ἐπιστόμιον). The cock of a waterpipe, or of any vessel containing liquids to be [figure in text: Epistomium of Bronze. (Pompeii.)] drawn off in small quantities when required (Vitruv. ix. 8, 11). The illustration represents an original bronze water-cock found at Pompeii [Harpers Dictionary of Classical Antiquities 1898]

can|nèl|la 1 TS idraul. [lat. class. epistomion → lat. tard. duciculus → occ. dozilh] piccolo tubo metallico talora munito di un rubinetto, da cui fuoriesce l’acqua, che costituisce la parte finale di una conduttura: la c. della fontana, bere alla c. [fr. robinet d’un conduit d’eau – ted. Hahn einer Wasserleitung] [DM]

Da due dizionari che Levy avrebbe potuto consultare

latino medievale

 

Du Cange Glossarium mediæ at infimæ latinitatis] s.v. duciculus (testi anteriori al XII secolo)

Vita S. Urbani Episcopi Lingon. Cap. I : Ligamina vasorum gladiis praesciderunt Duciculosque abstraxerunt. Passio S. Bercharii apud Camusatum : Forte ille tunc promtuarium ingressus, ante vos steterat, et sudem, quae vulgo Duciculus, a potu scilicet educendo, dicitur, in manu tenens cerealem amphorae potum infundebat, etc. […] Occurrit praeterea in […] Vita S. Fidoli Abbat. N. 6. atque ex iis emendandus videtur Windelhertus in Miraculia Sl Goaris ca. 7: Cum Cellerarius… vinum de cupa quadam hausisset, casu contingit, ut cupae Cuniculum aliud forte meditans infirme clauderet, et abiret. Legendum enim Duciculum.

Ligamina vasorum gladiis praesciderunt Duciculosque abstraxerunt.

it. tagliarono i legami con i gladi e tirarono fuori (cl. extrăhĕre) le cannelle.

ted. Sie zerschnitten die Bänder mit den Schwertern und zogen die Zapfen heraus.

sudem, quae vulgo Duciculus, a potu scilicet educendo, dicitur, in manu tenens

it. tenendo nelle mani il palo (sŭdis s. f.) chi volgarmente è detto Duciculus (cannella) da spillare la bevanda

ted. in den Händen den Holzflock haltend, der vulgärsprachlich Duciculus (Zapfen) genannt wird von das Getränk abzapfen.

Cum Cellerarius… vinum de cupa quadam hausisset, casu contingit, ut cupae Cuniculum aliud forte meditans infirme clauderet, et abiret. Legendum enim Duciculum.

it. Quando il cellario spillò il vino da una botte(cūpa = botte, barrile) succedò che – per caso pensando ad altra cosa – chiuse male il Cuniculum (non dà senso) ) e se ne andò. Da leggere Duciculum (invece di Cuniculum)

ted. Als der Kellermeister den Wein aus einem Faß abzapfte, geschah es, dass er – zufällig an etwas anderes denkend – den Cuniculum (sinnlos) nicht ordentlich schloss und fortging. Zu lesen ist Duciculum (= Zapfen statt Cuniculum)

antico francese

Godefroy 2.736 DOISIL, douzil, doissil, dosil, doisil, desil. s.m. fausset d’un tonneau, robinet, cheville ou clef de robinet, petit bondon.[…] Que teus vins saille par le duisil

it. Ché il tuo vino esca per la cannella

ted. Dass dein Wein aus dem Zapfen fließe

[da completare]

 

(2) Poésie complètes du troubadour Marcabru – publiées avec traduction, notes et glossaire par Dr. J.M.L. Dejeanne, Toulouse 1909, p. 162

Marcabrus ditz que no·il en cau
Qui quer ben lo vers e·il foïll 50
Que no·i pot hom trobar a frau
Mot de roïll
Intrar pot hom de lonc jornau
En breu doïll.

IX. Marcabru dit qu’il ne lui en chaut si quelqu’un scute son « vers » et le fouille, car on n’y peut trouver en fraude un mot rouillé. [Si l’on trouve quelque chose à reprendre à mes vers] je consens qu’un homme grand passe par un petit trou (?).

V. 52-54. Nous devons l’interprétation de ce passage à M. J. Anglade.

 

(3) Kurt Lewent, Beiträge zum Verständnis der Lieder Marcabrus ZRPh 37 (1913)

Das Fragezeichen, das Dej. selbst setzt, scheint mir völlig berechtigt. Denn weder steht irgendetwas im Texte, das die Annahme eines zu ergänzenden Bedingungssatzes rechtfertigt, noch darf man hom de lonc jornau mit ‘un homme de grand’ übersetzen. Ich glaube, der Sinn ist dieser: Mcb lobt in den voraufgehenden Versen sein Lied als untadelig, da man selbst bei eifrigstem Suchen kein schlechtes Wort darin finden könne. Und nun fügt er hinzu, warum sein Werk so gelungen ist; allerdings sagt er es in der ihm eigenen bildhaften und indirekten weise. Er, der Sohn des traubenreichen Südens, nimmt das Bild aus dem Gebiet der Weinbereitung, und er vergleicht die schwere, langwierigen Arbeit, die er bei der Abfassung seines Gedichtes geleistet hat, mit der Schwierigkeit, durch ein kleines Zwickerlich in das Fass, zum Wein zu gelangen. Beides ist nur durch ausdauernde Arbeit möglich.’Man kann durch lange Arbeit auch durch ein kleines Zwickerloch hineingelangen.’

it. [Gruber 2009] Il punto d’interrogazione che lo stesso Dejeanne mette, mi sembra del tutto giustificato. Infatti non si trova qualche cosa nel testo che giustifica la supposizione di una frase condizionale da aggiungere, né è permesso di tradurre hom de lonc jornau con ‘un homme de grand’. Credo che il senso sia questo. Marcabru loda nei versi precedenti la sua canzone come ineccepibile, giacché non vi si può trovare – pure passandola al setaccio – alcuna cattiva parola. E aggiunge ora perché la sua opera è così riuscita; ma lo dice nella maniera piena di immagini e indiretta che gli è propria. Egli, figlio del Sud ricco di uve, mutua l’immagine dal campo della vinificazione e paragona il duro, lungo lavoro che gli è costato la composizione del suo poema con la difficoltà di giungere al vino entrando nella botte attraverso un esiguo cocchiume. ‘Si può entrare con lunga fatica anche attraverso un esiguo cocchiume.’

(4) Karl Vossler Der Toubador Marcabru und die Anfänge des künstlichen Stils, München 1913

Ihn kümmert’s nicht, sagt Marcabru, –
wer will, durchstöbere nur sein Lied.
Man findet drin kein rostig Wort
mit List versteckt.
Ein ganzes Tagwerk Land hat Raum
im engen Spund.

it. [Gruber 2009] Non gliene importa – dice Marcabru / chi vuole frughi pure la sua canzone / non vi si trova nessuna parola rugginosa nascosta con astuzia / c’è spazio per un intero lavoro giornale / nello stretto cocchiume.

 

http://old.demauroparavia.it/23717

coc|chiù|me
s.m.
CO
1 tappo di sughero o di legno che chiude il foro posto sul diametro massimo della botte [ted. Spund]
2 il foro in cui viene infilato [Spundloch, Zwickerloch]
all’italiana

(5) Aurelio Roncaglia, «Marcabruno: Lo vers comens quan vei del fau», Cultura neolatina, 11, 1951

– Rialto 23.iv.2005 (correzione della svista vers’ al 2008)

Marcabrus ditz que no·ill en cau
qui quer ben lo vers’ al foïll
que no·i pot hom trobar a frau
mot de roïll
intrar pot hom de lonc jornau
en breu doïll.

Marcabru dice che non gliene importa se alcuno frughi il « vers » col frucone: ché non vi si può trovar nascosta parola rugginosa, entrare si può con lunga fatica nel minimo pertugio.

p. 46] Per conto mio non posso che essere d’accordo nella critica all’interpretazione del Dej.: troppo forte è l’elisse ch’egli suppone, troppo forte lo sviluppo semantico per cui jornal misura agraria di superficie (già in glosse dell’ VIII sec.: « iurnales: jugera »; cf. FEW III 103) sarebbe passato a indicare la grossa corporatura d’un uomo! D’altra parte, credo che nemmeno Lewent e Vossler abbiano colto nel segno: troppo artificiata l’ipotesi del primo (doïll < duciŭlum ha senso abbastanza generico per designare qualsiasi stretto foro, senza che sia necessario pensare al cocchiume d’una botte; ma anche la maggiore prudenza del secondo non riesce a sottarsi allo stesso errore iniziale. Il Lewent ha ragione d’interpretare jornal come ‘fatica’ (cf. SW IV 273) e di considerare de lonc jornau come complemento modale-avverbiale di intrar anziché come complemento qualitativo-attributivo di hom; ma è possibile staccar 53 pot hom da 51 no·i pot hom, riferendoli a due soggetti diversi, prima all’ipotetico critico, poi all’autore? A me non sembra: non si tratta di ripetizione casuale, ma d’intenzionale rirpresa, e il soggetto devv’esser il medesimo. Il senso risulta chiaro se alla frase si attribuisce un valore concessivo rispetto alla precedente cui è coordinata.

commento

Connon vi si può trovar nascosta parola rugginosa Roncaglia riecheggia Vossler Man findet drin kein rostig Wort mit List versteckt ommettendo però mit List ‘con austuzia’, meglio Dejeanne en fraude = occ. et cat. a frau – fr. en fraude (Dejeanne)it. di frode (di contrabbando). Per una interpretazone adeguata della frase vedi infra il mio nuovo saggio.

« iurnales: jugera » recte diurnales > jornal (iurnales > iornal, yornal) vedi infra il mio nuovo saggio.

doïll < duciŭlum ha senso abbastanza generico per designare qualsiasi stretto foro, senza che sia necessario pensare al cocchiume d’una botte

chè faccia tosta quella del mio caro mestre de lonh e amic tardiu Aurelio: non soltanto confonde cannella – cocchiume – foro di spillatura – ma nega adirittura che si tratti di entrare in una botte sia attraverso il foro di spillatura (Lewent), sia attraverso la cannella Gruber Die Dialektik 1983): adynaton inaudito, altro che passare per la cruna di un ago! vedi infra il mio nuovo saggio.

 

graecum est non legitur [sc. cum germānĭce scriptum st nōn non lĕgĭtur lĕgēturque]

 

(6) Gruber Die Dialektik des Trobar 1983, p. 77
49 Marcabrus ditz que no·ill en cau
50 qui quer ben lo vers al foïll
51 que no·i pot hom trobar a frau
52 mot de roïll
53 intrar pot hom de lonc jornau
54 en breu doïll.

ms. A 1 Marc e brus R ; non len (lin) R) chau CR / 2 quier R ; ver al fronzilh CR 4 rozilh CR 6 roill IK, estrilh CR.

nota 127 Wie Roncaglia transkribiere ich den von A überlieferten Text tel quel (bei Roncaglia hat sich im zweien Vers der Cobla ein Druckfehler eingschlischen qui quer ben lo vers’al foïll)

nota 128 [ridotta al minimo indispensabile] Hier zum Vergleich die Übersetzung Roncaglias […] Wie alle seine Vorgänger und Nachfolger mißversteht Roncaglia die beiden letzten Verse der Cobla, weil er die Bedeutunge von doïll verkennt.

Dejeanne (ed. Marcabru 1909, 164) petit trou; Lewent (Beiträge 1913, 440) kleines Zwickerloch ; Vossler (Marcabru 1913,9) enger Spund; Pollmann (Trobar clus, 1965,19) enger Spund (=Vossler); Mölk (Trobar clus 1968,67) kleines (Spund)loch; Mölk (Trobadorlyrik 1982, 65) Spundloch..

In Wirklichkeit bedeutet doïll (dozilh < duciculus) “Zapfen” wie man den einschlägigen Wörterbüchern entnehmen kann:

Ducange 2.201: DUCICULUS. Epistomii vertibulum, seu paxillus fori Epistomii insertus;o; […] REW 2786: duciculus ‘Faßzapfen’; FEW duciculus ‘Faßhahn, Faßzapfen’; T-L 3.1990: doisil s.m ‘Faßhahn, Faßzapfen’.

Unico riscontro nel trobar occitanico (vedi supra Levy)

Arnaut Daniel PC 29.15 Pois Raimons e.N Trucs Malecs (ms. CR)
46 Bernatz de Cornes no·s estrilh
47 al corn cornar ses gran dozilh
48 ab que trauc la pen’e·l penilh
49 pueys poira cornar ses perilh.

C 115] 46 no·s] uos – 48 la pen(a) ·l penilh] la penel pentilh

Dame, Bernhard von Cornes soll sich nicht abmühen / ins Horn zu blasen ohne einen grossen Zapfen / mit dem er den Pelz und den Schamhügel duchbohrt / dann kann er ohne Gefahr blasen.

[…]

VUL Matthew 19:24 et iterum dico vobis facilius est camelum per foramen acus transire quam divitem intrare in regnum caelorum

it. LND E ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”.

ted. LUT Und weiter sage ich euch: Es ist leichter, daß ein Kamel durch ein Nadelöhr gehe, als daß ein Reicher ins Reich Gottes komme.

all’ inglese
(7) Simon Gaunt, Ruth Harvey and Linda Paterson, Marcabru: A Critical Edition, Cambridge, D. S. Brewer, 2000

Rialto 29.xi.2002

49 Marcabrus diz que no·il en cau
50 qui quer ben lo vers al foïll,
51 que no·i pot hom trobar a frau
52 mot de roïll
53 intrar pot hom de lonc jornau
54 en breu roïll.

Marcabru says that it does not matter to him if anyone searches the vers closely with a fine-tooth-comb for no one will be able to find a rusty word hidden in it; a man con gather in the harvest after a long day’s work in a brief moment [p. 421]

“We understand the sense here to be that a man can gather in the harvest from a long day’s work (= the result of searching for flaws in Marcabrus’s song) in no time at all (= because there will be so little of it, since his song contains no ‘rusty words’)” [p. 426]

53-54 Previous editors follow A doïll ‘tap (of a cask) or ‘fawcett’. Despite Gruber (Dialektik, p. 77 note 128), we suspect A‘s isolated reading to be an intervention. Rather than seing IK‘s roïll as a repetition of the rhyme-word of 52 , we understand her a post-verbal noun < Roticolare (FEW, X, 506), meaning ‘look, glance’; compare PSW, VII, 365 rodilhar ‘regarder attentivement’ [recte rouler en parlant des yeux, vedi infra], and PSW, VII, 363. 364 for the forms roel, roet, rodel, rodet. en breu roïll would then signify ‘in a short glance, in the batting of an eyelid’.

rifiutazione

if anyone searches the vers closely with a fine-tooth-comb – traduzione troppo libera! Benissimo Roncaglia: frugare il vers col frucone (frugone)

it. si qualcuno passa il vers al setaccio fr. si quelqu’un passe le vers au peigne fin

frugare fr. fouiller

it. chi ha frugato nella mia roba? fr. qui a fouillé dans mes affaire ?

chiingl. who has been digging about in my

 

 

La variante di mss. IK en breu roïll è dovuto – per dirla con Giorgio Pasquali – a un semplice errore meccanico.

In quanto a

roïll = post-verbal noun < Roticolare (FEW, X, 506), meaning ‘look, glance’;

è un’ipotesi stravagante che non resiste ad un esame filologico:

piccola lezione di filologia

a) G.-H.-P ignorarano ovviamente le contribuzioni della lessicologia latina, francese e occitanica.

Basta consultare il REW e il dizionario Larousse di Greimas, due libri fondamentali che mi comprai nel lontano e (per noi studenti) glorioso 1968:

Meyer Lübke 7392
*rŏdĭcŭlāre “rollen”
Afrz roeillier ‘die Augen rollen’ [it. roetare gli occhi]

Dictionnaire de l’ancien françaisjusqu’au milieu du XIVe siècle par A. J. Greimas, Paris (Larousse) 1968

roeillier v. (1180, R. de Cambr.; lat.pop. *roticolare, de rota, roue, infl. par oeil [ma vedi infra]). 1 Rouler. – 2 Rouler (en parlant des yeux) 3 rouler les yeux : vers l’apostoile comence a roeillier (Cour, Louis) […]

occ. mod.

Alibert
rodilhar v. intr. regarder autour de soi ; tourner les yeux de tous côtés. Dér. rodilhaire, celui qui garde de tous côtés. Étym. L. roticolare.

Cantalauza
rodilhar (v. intrans.) agachar tot a l’entorn / agachar de tota part.
rodilhaire, -a : persona qu’agacha de tota part.

 

b) formazione di nomi deverbali denotanti mezzo o arnese)

nomi denotanti mezz o arnese si formano a partire di un tema verbale a cui si legano i sufissi -ŭlum, cŭlum/cŭlus, -crum, -trum.

ingl. nouns denoting means or instruments are formed from the verbstem by means of the suffxes -ŭlum, cŭlum/cŭlus, -crum, -trum.

esempi

mezzo che serve a trasportare qc. → vĕhĭcŭlum

parola suffissata vĕhĭcŭlum s.n. [tema vĕhĭ -cŭlum < vĕhĕre + suffisso -cŭlum ] = veicolo

parola suffissata rīdĭcŭlus s.m. [tema rīdĭ < rīdēre + suffisso -cŭlus ] = buffone

cf. irrīdĭcŭlum s. n. [irrīdĭ -cŭlum] Plauto Poenulus 1183 = ingl. laughing-stock

parola suffissata mīrācŭlum [tema mīrā < mīrāri + suffisso -cŭlum] miracolo

arnese atto a frugare qc. (fozilhar < *fŏdĭcŭlāre < fŏdĭcāre (occ. mod. fosilhar fr. fouiller) → occ. fozilh

parola suffissata *fŏdĭcŭlum s. n. [tema *fŏdĭ < fŏdĭcāre + suffisso -cŭlum] = frugone
arnese atto a spillare (il vino) (occ. dozilhar < *dūcĭcŭlāre < dūcĕre) il vino: → occ. dozilh (fr. dousil – cat. duïll)

parola suffissata *dūcĭcŭlum s. n. > dūcĭcŭlus s.m. < [tema dūcĭ < dūcĕre + suffisso -cŭlum / -cŭlus]

= cannella

duciculus è attestato verso la metà del sesto secolo d.C.(vedi infra) serraculum quod duciculum vocant »
Meyer Lübke
*rŏdĭcŭlāre “rollen”
Afrz roeillier ‘die Augen rollen’ [it. roetare gli occhi]

Alibert
rodilhar v. intr. regarder autour de soi ; toruner les yeux de tous côtés. Dér. rodilhaire, celui qui garde de tous côtés. Étym. L. roticolare.

Cantalauza
rodilhar (v. intrans.) agachar tot a l’entorn / agachar de tota part.
rodilhaire, -a : persona qu’agacha de tota part.

un ipotetico *rodilh sarebbe dunque un arnese atto a roteare (gli occhi) (occ. rodilhar < *rŏdĭcŭlāre)

*[parola suffissata *rŏtĭcŭlum [rŏtĭ < rŏtāre it. roteare + -cŭlum]- s. n. > latino volgare *rŏdĭcŭlum s.n [tema rŏdĭ < *rŏdĕre < rŏtāre + suffisso -cŭlum] *roteatore

ergo

entrar pot hom de lonc jornau / en breu roïll

ingl. a man can enter after a long day’s work in a short (eye)roller

it. un uomo può entrare dopo lungo lavoro giornale in un breve *roteatore (roteaocchi cf. stuzzicadente)

ted. ein Mann mit langem Tagewerk kann in einen kurzen (Augen-)Roller gelangen
più assurdo di così!

Conclusione

Marcabru in salsa inglese? No grazia, ho già mangiato.

all’europea

(8) saggio di filologia trovatorica made in Germany (2009)

(testo del ms. A)

49 Marcabrus ditz que no·ill en cau
50 qui quer ben lo vers al foïll
51 que nno·i pot hom trobar a frau
52 mot de roïll
53 intrar pot hom de lonc jornau
54 en breu doïll.

1 Marc e brus R ; non len (lin) R) chau CR / 2 quier R ; ver al fronzilh CR 4 rozilh CR 6 roill IK, estrilh CR.

germanice

Marcabru sagt, dass es ihn nicht kümmert
wenn jemand den vers gut mit dem Stocher durchwühlt
denn man kann darin nicht eingeschmuggelt finden
ein (einziges) rostiges Wort
(1) gelangen kann man mit langem Tagewerk
in einen kurzen Zapfen.

(2) gelangen kann ein Mann mit langem Tagewerk
in einen kurzen Zapfen.

anglice

Marcabru says that it does not matter to him
if somebody rummages in the vers with a *digger
for no one will be able to find smugggled into it
a rusty word
(1) one can enter with a long day’s work
in a short tap.

(2) a man with a long day’s work can enter
in a short tap.

francogallice

Marcabru dit qu’il ne lui en chaut
si quelqu’un fouille bien le vers avec un *fouilleur
car on ne peut y trouver (introduite) en fraude (= en contrebande)
un (seul) mot rouillé
(1) on peut entrer avec un long (labeur) journal(ier)
dans un bref dousil.

(2) un homme de long (labeur) journal peut entrer
dans un bref dousil.

italice

Marcabruno dice che non gliene importa
se qualcuno fruga il vers col frugone
ché non vi si può trovare (intradotta) di frode (di contrabbando)
parola rugginosa
(1) entrare si può con lungo (lavoro) giornale
in breve cannella.

(2) un uomo di lungo lungo (lavoro) giornale può entrare
in breve cannella

hispanice (castigliano)

Marcabru dice que no le importa
se alguien hurga bien el vers con un *hurgador
ya que no se puede encontrar (introducida) en fraude (de contrabando)
palabra herrumbrosa:
(1) se puede entrar con lungo (trabajo a) jornal en breve espita

(2) un hombre de lungo (trabajo a) jornal puede entrar en breve espita.

(catalano)

Marcabru diu que no l’en fot
sialgú escorcolla el vers amb un *furetejador
qué no es pot trobar-hi (introduïda) a frau (= de contraban)
paraula rovellada
entrar pot hom de long jornal
en breu duïll (= aixeta)

latine

latino volgare

Marcabrunu[s] dicit quod non illi inde caldet
qui (=si quis) bene quaerit illum versum ad illo fodiculo (vs. fodicúlo ipotesi)
quod (quia) non potest homo inde trovare ad fraude[m]
mottu[m] robiginosu[m]:
intrare potest homo de grande diurnale
in breve[m] duciculu[m]

fodiculus/fodiculum] doppio senso del nomen agentis *fodiculum s.n. > fodiculus s.m.

1) fodículum [fodi (fŏdĕre) + culum (sufisso] = frugone (cf. duci + culus)

2) fodicúlus [fodi + cūlum] = stuzzicaculo (cf. stuzzicadente) ipotesi

in brevem duciculum] quadruplice senso del nomen agentis *duciculum s.n. > duciculus s.m.

1) in brevem ducículum in una breve cannella

2) in brevem ducículum in un breve membro virile (cf. lo stesso Marcabru oltre che Arnaut Daniel e Rabelais)

3) in brevem ducícúlum in un breve cul di duce ipotesi

4) in brevem fodículum in viam quae ducit ad caelum (cf. Gruber 1983)

latino colto

Marcabrunus dīcit non sibī opportēre
si quis bene quaerit versum fŏdĭcŭlō (vs. ipotesi fŏdĭcūlō )
quia non licet invenīre in illō clăm insĕrtum
verbum rōbīginōsum:
intrāre licet hominī (1) grandī opere diurnō [abl. instr.]
in brevem epistomium.

intrāre licet hominī (2) grandis operis diurni [gen.]
in brevem ducis cūlum. ipotesi

Conclusione

Si tratta di un testo paradigmatico del trobar clus (inventio clausa) il cui intendimento adeguato era ed è riservato als sabens ben entendens cercaires trobaires.

commento linguistico

50 foïll – fozilh] *fodiculus -us dal lat. volg. fodiculare – lat. classico fŏdĭcāre occ. mod. fosilhar) = it. frugone, nel nostro caso: strumento che permette ai doganieri di frugare (querre) bene p.es. in un carico di fieno per trovare/scoprire roba introdotta di contrabbando.

occ. fozilhar (mod. fosilhar) = fr. fouiller ((latin populaire *fodiculare du latin classique fodicare, percer fŏdĭco fŏdĭco, fŏdĭcas, fodicatum, fŏdĭcāre) .explorer avec minutie et en tous sens l’intérieur d’un endroit ou d’une chose. Fouiller un bois, une valise, une armoire, dans notre cas une cargaison de foin etc.

51 a frau] = di frode, di contrabbando cf. occ. moderno frauda cat. frau e fr. en fraude = en contrebande
cf. it. passare cq di frode fr. passer qqch. en fraude

tot en òc

fozilh [latin tardiu *fodiculus cf. *fodicolare < fŏdĭcāre] apleg que permet de fosilhar
quicom.

(dins lo temps) apleg dels doanièrs que lor permetiá de fosilhar las cargaisons dels carretièrs pr’amor de trobar aquò que los contrabandièrs cercon de passar a frau]

52 mot de roïll < rovilh] cf.

PC 323.9.63 e no·i a mot fals qe roveil

PC 323.9.67 e no·y a mot fals que·i rovelh

PC 071.1a.7 si nulhs fals motz hi rovilha.

PC 226.1.48 vostre parlar rovilhos.

PC 389.30.20 gran paor ai qe·il bocha me rovill
53 jornau] it. giornale agg. = giornaliero, quottidiano

« iurnales: jugera » recte diurnales > jornal (iurnales > iornal, yornal) vedi infra il mio nuovo saggio.

Mistral

 
[due riscontri latini]

riassunto di Gruber Dialektik 1983 e Gruber 1987 trobar naturau(Festschrift Joseph Piel)

VUL Mark 10:25 facilius est camelum per foramen acus transire quam divitem intrare in regnum Dei

BCI És més fàcil que un camell passi pel forat d’una agulla que no pas que un ric entri al Regne de Déu.

LND E più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”.

LUT Es ist leichter, daß ein Kamel durch ein Nadelöhr gehe, als daß ein Reicher ins Reich Gottes komme.

KJV It is easier for a camel to go through the eye of a needle, than for a rich man to enter into the kingdom of God.

VUL Matthew 7:13 intrate per angustam portam quia lata porta et spatiosa via quae ducit ad perditionem et multi sunt qui intrant per eam

BCI Entreu per la porta estreta, perquè és ampla la porta i espaiós el camí que condueix a la perdició, i són molts els qui hi entren.

LND Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono coloro che entrano per essa

LUT Geht hinein durch die enge Pforte. Denn die Pforte ist weit, und der Weg ist breit, der zur Verdammnis führt, und viele sind’s, die auf ihm hineingehen

KJV Enter ye in at the strait gate: for wide is the gate, and broad is the way, that leadeth to destruction, and many there be which go in thereat

 

sensus spiritualis

Marcabru dice: Il vers è composto trobat segon trobar naturau (< inventĭo nātūrālis Quintiliano) e secondo la dottrina de la fina amor natural [< ămŏr pūrus nātūrālis Guglielmo di Saint Thierry 1075-1148]: se mi segue anche un rico può entrare nel regno di Dio

latino volgare

etiam homo grandis diurnalis (< dives) intrare potest per brevem duciculum (< per angustam portam quae ducit ad) in regnum Dei

latino colto

licet ĕtĭam dīviti (dummŏdo iustam velit vĭam ingrĕdii) per brĕvem dūcĭcŭlum [< per foramen acus] transeundo intrāre in regnum Dei

 

quod erat demonstrandum

 

sensus spiritualis

 

KJV Matthew 19:23 Then said Jesus unto his disciples, Verily I say unto you, That a rich man shall hardly enter into the kingdom of heaven.

it. 19:23 Gesù allora disse ai suoi discepoli: “In verità vi dico che un ricco difficilmente entrerà nel regno dei cieli.

LUT Jesus aber sprach zu seinen Jüngern: Wahrlich, ich sage euch: Ein Reicher wird schwer ins Himmelreich kommen

19:24 et iterum dico vobis facilius est camelum per foramen acus transire quam divitem intrare in regnum caelorum

it. LND E ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”.

ted. LUT Und weiter sage ich euch: Es ist leichter, daß ein Kamel durch ein Nadelöhr gehe, als daß ein Reicher ins Reich Gottes komme.

VUL Mark 10:24 discipuli autem obstupescebant in verbis eius at Iesus rursus respondens ait illis filioli quam difficile est confidentes in pecuniis regnum Dei introire

LND 10:25 facilius est camelum per foramen acus transire quam divitem intrare in regnum Dei

 

VUL Luke 18:24 videns autem illum Iesus tristem factum dixit quam difficile qui pecunias habent in regnum Dei intrabunt

18:25 facilius est enim camelum per foramen acus transire quam divitem intrare in regnum Dei

 

si tratta

di entrare in un botte di vino attraversando una breve cannella (breu dozilh): adynaton inaudito

per fŏrāmĕn acūs transeundo intrāre in regnum caelōrum

 

transĕo
transĕo, transis, transii, transitum, transire attraversare (v.tr.)

fŏrāmĕn foro buco

ăcŭs
acŭs, acūs ago

intrāre entrare penetrare

 

 

appendice
doïll <dozilh [latin tardiu duciculus] apleg que permet de traire lo vin del tònel.

“serrācŭlum quod dūcĭcŭlum vŏcant” (sesto secolo)

distinguo

serrācŭlum [serrā + -culum] s.n. nōmĕn ăgentis ā serrandō

dūcĭcŭlum [dūcĭ + -cŭlum] s.n. nōmĕn ăgentis ā dūcendō

serrăcŭla = piccola sega – diminutivo di serră

ductŭscŭlus [ductŭs + -cŭlus] s.m. = piccola conduttura dell’acqua

ductŭs s.m. > occ. dotz = it. doccia fr. douche

ductĭlis agg. = deviabile, detto di un corso d’acqua.

latine (Gruber 2009)

*dūcĭcŭlum [dūcĭ + -cŭlum] s.n. (> duciculus [ducículus]) s.m. nōmĕn ăgentis ā dūcendō = instrūmentum quō exĭmĭtur vīnum ē dōlĭō

 

http://www.comune.prarostino.to.it/museomateriale.html

LA CANNELLA: (l’eipinella) – arnese di varie dimensioni atto a spillare il vino, è composto da un congegno a guisa di rubinetto che apre e chiude il passaggio del vino.

 
Cf. A. Thomas in Romania 34 (1905), p. 193: Dozilh ‘fausset’ [fausset = cavicchio recte cannelle] ou en franc. dialectal doisil, dousil est bien connu; c’est le lat. vulg. duciculus, dont le plus ancien exemple est fourni par la Vie de saint Colomban par Jonas (milieu du VIe siècle, où on lit : « serraculum quod duciculum vocant » (Edit. Krusch, Script. rer. meroving., IV, 82)

Du Cange Glossarium mediæ at infimæ latinitatis] s.v. duciculus

Vita S. Urbani Episcopi Lingon. Cap. I : Ligamina vasorum gladiis praesciderunt Duciculosque abstraxerunt. Passio S. Bercharii apud Camusatum : Forte ille tunc promtuarium ingressus, ante vos steterat, et sudem, quae vulgo Duciculus, a potu scilicet educendo, dicitur, in manu tenens cerealem amphorae potum infundebat, etc. […] Occurrit praeterea in […] Vita S. Fidoli Abbat. N. 6. atque ex iis emendandus videtur Windelhertus in Miraculia Sl Goaris ca. 7: Cum Cellerarius… vinum de cupa quadam hausisset, casu contingit, ut cupae Cuniculum aliud forte meditans infirme clauderet, et abiret. Legendum enim Duciculum.

 

Ligamina vasorum gladiis praesciderunt Duciculosque abstraxerunt.

it. tagliarono i legami con i gladi e tirarono fuori (cl. extrăhĕre) le cannelle.

ted. Sie zerschnitten die Bänder mit den Schwertern und zogen die Zapfen heraus.

sudem, quae vulgo Duciculus, a potu scilicet educendo, dicitur, in manu tenens

it. tenendo nelle mani il palo (sŭdis s. f.) chi volgarmente è detto Duciculus (cannella) da spillare la bevanda

ted. in den Händen den Holzflock haltend, der vulgärsprachlich Duciculus (Zapfen) genannt wird von das Getränk abzapfen.

Cum Cellerarius… vinum de cupa quadam hausisset, casu contingit, ut cupae Cuniculum aliud forte meditans infirme clauderet, et abiret. Legendum enim Duciculum.

it. Quando il cellario spillò il vino da una botte(cūpa = botte, barrile) succedò che – per caso pensando ad altra cosa – chiuse male il Cuniculum (non dà senso) ) e se ne andò. Da leggere Duciculum (invece di Cuniculum)

ted. Als der Kellermeister den Wein aus einem Faß abzapfte, geschah es, dass er – zufällig an etwas anderes denkend – den Cuniculum (sinnlos) nicht ordentlich schloss und fortging. Zu lesen ist Duciculum (= Zapfen statt Cuniculum)
Zapfen [ =cannella] d) mit senkrechtem, drehbarem sperrstöpsel, der in der längsrichtung der röhre durchbohrt ist, versehene abfluszröhre, auch hahn oder krahn genannt, jetzt meist aus metall: der wîn ûz dem zapfen klinget GRAFF diut. 1, 316; zwo schnaussen odder rörlin … wie an eim fasz der zapffe LUTHER 23, 565 W.; ebda 33, 436; der zapff ist klein und laufft gemach (als entschuldigung für das späte erscheinen des zapfers) WICKRAM 6, 144 lit. ver.; als zufluszvorrichtung: ain grosser mössiner zapf oder han, dardurch der sauerpronn in die deychel gelait wurde schwäb. 1553 bei FISCHER 6, 1047 [Grimmsches Wörterbuch]

der zapff ist klein und laufft gemach

occ. lo dozilh es petit e cor doçament – it. la cannella è piccola e corre pian piano.

2can|nèl|la
s. f.
1 TS idraul., piccolo tubo metallico talora munito di un rubinetto, da cui fuoriesce l’acqua, che costituisce la parte finale di una conduttura: la c. della fontana, bere alla c. | TS enol., tubo, spec. in legno, dotato di rubinetto o otturato da uno zipolo, che si inserisce nella parte inferiore di una botte o di un tino per spillarne il vino; vino alla c., appena tolto dal tino [De Mauro]

 

CANNELLE s. f.
Robinet de bois ou de cuivre qu’on met à une cuve, à un tonneau pour en tirer le liquide, en tournant la clef qui sert à en boucher ou à en ouvrir le passage. [Dictionnaire de l’Académie française (8e édition)]

 

riscontri oitanici (antico francese)

 

Tobler-Lommatzsch s.v. doisil […] Faßhahn, Faßzapfen:

 

(1) Et si les (les pertuis del tonniel) fist tous estouper Et les doissis dedens bouter, RSSag. 1788.

it E li fece tutti stoppare (sc.otturare i fori della botte con la stoppa) e le cannelle mettere dentro

ted und er ließ alle (Löcher des Fasses) zustopfen und die Zapfen hineinschlagen.

 

(2) Et quant li tonneaus fu voie, Li (/. Les) doisiz ou tonniau remistrent, ND Chartr. 76.

it. E quando le botti furono vuote / rimisero le cannelle alle botti.

ted. Und als die Fässer leer waren / brachten sie die Zapfen wieder an den Fässern an.

 

riscontri catalani (antico catalano)

 

Lexà lo duyll del vexell del vy ubert, Eximenis Terç, c. 95 (Misc. Fabra 153)

it.lasciò aperta la cannella della botte di vino

ted. Er liess den Zapfhahn des Weifasses geöffnet

Afeinats que són a posar un duïll a un barricot, J. Badua (Rev. Cat., vi, 345).

it. affaticati come sono per mettere la cannella alla botte.

ted. Abgemüht wie sie sind, um den Zapfen am Faß anzubringen

 

Comments

*dūcĭcŭlum [dūcĭ + -cŭlum] s.n. (> duciculus [ducículus]) s.m. nōmĕn ăgentis ā dūcendō = instrūmentum quō exĭmĭtur vīnum ē dōlĭō

Caro Massimiliano

Tu scrivi:

dosil dovrebbe indicare tanto la cannella quanto la stassa ‘valvola’. Da un punto di vista di metodo non mi sembra corretto insistere tanto sulla possibile traduzione italiana (ovvero cannella e derivati), dal momento che potrebbe far cadere in un circolo vizioso.”

ti rispondo rinviandoti al passo decisivo in proposito, sc. Gruber 1993 Dialektik des trobar, pp.77-81 (dove: dozilh = Zapfen, Zapfhahn)

nonché al mio knol

Term. tecn. – occ. DOZILH – it. cannella

Sottotitolo

Terminologia tecnica ( enologia e idraulica) occ. dozilh (< lat. duciculus – VI sec. d.C.) – it. cannella – – fr. dozizil = cannelle – cat. duill = aixeta (XIV sec. d.C.)

http://knol.google.com/k/jrn-yognandin-gruber/term-tecn-occ-dozilh-it-cannella/1hhybvxwaj2h2/29#

per filologo poliglotta come me non c’è pericolo di circolo viziosa (penso i testi del trobar occitanice et latine prima di tradurli in it. fr. cat. cast. ted. ingl.)

Ti sfido cortesemente di scavare almeno un testo medievale – occitanico, francese, catalano in cui un esito romanzo di duciculus abbia il significato ‘imbuto – cocchiume – spinella – zaffo – foro di spillatura etc.

Io vivo in un quartiere di Treveri (un paesino di viticultori e so benessimo di che cosa parlo alla differenza dei filologi che conoscono né le cose né il termini (Wörter und Sachen).

Per terminare questa discussione fra amici e colleghi, ecco la mia definizion e del termine tardo latino correspondente al calco greco epistomion:

*dūcĭcŭlum [dūcĭ + -cŭlum] s.n. (> duciculus [ducículus]) s.m. nōmĕn ăgentis ā dūcendō = instrūmentum quō exĭmĭtur vīnum ē dōlĭō

Prof. Dr. Jörn Gruber – 16-Jun-2009

Note di discussione

Ho visto l’intervento della prof. Lazzerini, pertanto mi inserisco in questo dibattito con molta cautela e umiltà proponendo alcune note da discutere integrate dal mio recente contributo su Mcb 293.33. (in pubblicazione su Lt) Credo che la prof. Lazzerini abbia visto giusto: dosil dovrebbe indicare tanto la cannella quanto la stassa ‘valvola’. Da un punto di vista di metodo non mi sembra corretto insistere tanto sulla possibile traduzione italiana (ovvero cannella e derivati), dal momento che potrebbe far cadere in un circolo vizioso PIuttosto occorre fare chiarezza attraverso scavi linguistici sul termine occitanico. La messe di dati, a volte ripetitivi, ignora due principi: 1- l’analisi delle varianti (CR estrilh); 2- l’allargamento a contesti viciniori. Mi permetto di riportare dal mio contributo: 54 en breu doïll. Gli editori inglesi accettano la ripetizione di «roïll» (proposta da IK) considerando quella di A una lezione isolata e supponendo roïll un post-verbale di ro(d)illar [FEW ROTICULARE; PD VII 365 rodilhar ‘regarder attentivement’]. Concludono quindi «en breu roill would then signify ‘in a sort of glance, in the batting of an eyelid’». L’inopportuna interpretazione di roïll è già segnalata da Perugi («Per un’analisi stratigrafica», p. 544; succes-sivamente – con motivazioni non linguistiche ma contestuali – da Carapezza nella riedizione del testo di Roncaglia nel sito di Rialto). Il termine «doïll/dozil» compare nella tornada del sirventese osceno di ADan (BdT 29.18) e si tratta di un riscontro tanto più interessante perché pre-senta nello stesso contesto anche estrill [variante di CR in Mbru 293.33]: ms. H mss. CR Dompna, ges Bernart non s’atrail 46 Bernatz de Cornes, vos estrilh del cor cornar de gran dosil 47 al corn cornar ses gran dozilh ab que∙l seim traig del penil 48 ab quo trauc la pen’ e•l pentilh, pois porria cornar sens peril. 49 pueys poira cornar ses perilh. varianti sostanziali seir 47 el corn 48 ab quel varianti formali 47 doizilh 50 pueis Le difficoltà riguardano soprattutto l’assetto linguistico-lessicologico di «dozil» e «estril», in virtù dei possibili rapporti che possono esserci fra i vari termini della diffrazione. FEW DUCICULUM registra do(i)sil ‘fausset’, ma anche «‘trou percé dans le fond d’une futaille’, petit trou par où s’écoule un liquide, petit trou pour tirer le vin d’un tonneau’; métaph. ‘mfr. pénis’.» SW «Zapfloch ?», « (Was-ser-)Abzusloch?» PD s.v. dozil, -ilh ‘fausset d’on tonneau; trou du fausset’. Risulta «1.) uno strumento per fare buchi (Canello) […]; 2) uno strumento per tappare buchi (Lavaud, Toja, Wilhelm, Eusebi); 3) uno strumento da in-trodurre in una botte (o meglio nel cocchiume di una botte), per farne defluire il contenuto o per pulirla (Lazzerini [1981 : 370] ‘spina fecciaia’ sulla base del dizionario Tommaseo-Bellini “chiamasi una Cannella che si pone nel fondo de’ vasi per trarne la feccia”). Di fatto le attestazioni in afr. e mfr. per-mettono di contemplare tutti questi significati.» (A. D’Agostino, «Per la tor-nada del sirventese di Arnaut Daniel», Medioevo romanzo, 15, 1990, pp.321-51; con riferimento a L. Lazzerini, «Cornar lo corn: sulla tenzone tra Raimon de Durfort, Truc Malec e Arnaut Daniel», Medioevo romanzo, 8, 1981-83, pp. 339-70). Fa chiarezza Coromines [DEC s.v. aducir] «dúcil ‘espita’, tomado del oc. dozil o dozilh ‘espita de tonel’» con rinvio a fonil, al lessico legato commercio del vino. La grafia dosil appartiene all’area francese, mentre quella dozilh all’area occitanica: possibile che Arnaut abbia avuto la forma dosil [FEW attesta douzilh per il limosino, ma dousil per il Périgord; doisil fr. si oppone a dousil del westfr.]. Il termine sopravvive nel provenzale moder-no, cfr. TdF s.v. dousi, dougi (Velay), dousil (l.), dougil (rouerg.), dousilh (g.), dusil (d.) ‘fausset d’un tonneau, en Limousin, Languedoc et Gascogne’. Quanto ad estrill non è possibile al momento una definizione chiara. Per il luogo di Arnaut potrebbe valere l’ipotesi di una derivazione da FEW XVII 135 *SKRIĐLA (anord.) ‘ausgleiten’, da cui TL III 1002 estriller intr. ‘ausgleiten’; refl. ‘sich stürzen’ : escrillant s. m. ‘schlüpfriger Boden’; escrillos adj. ‘leicht entgleitend’ e AND escrillier, -ilier, -iller; scriller v. n. ‘to slip, slide’ multes paroles … ne poent estre sanz pecchez pur ceo qe del veirs estrille (l. escrille) desqes en le pais (A…). Ne consegue un verbo e-strillar-se ‘precipitarsi’: «Domna, ges Bernart non s’atril / del corn cornar de gran dosil» (‘Dama, Bernart non si precipiti a “cornar un corn” dentro un gran imbuto/buco’). Sull’alternanza -str- / -scr- cfr. DCA 628 «Per que podes tenir ton camin, / am aquil estrig en papier». Per Mbru, visto il rapporto con doill ‘cannella/imbuto’, si deve ipotiz-zare una derivazione da STRIGILIS, da cui ‘striglia’, strumento per raschiare. Ma non è neppure da escludere una derivazione da *STRIOLO o STRIDU-LUS, da cui l’it. strigolo ‘membrana appiccicata alle budella’, dunque una sorta di…

Massimiliano De Conca – 16-Jun-2009

 

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